Per annunciare il progetto Vite Mia, e il tentativo di superare le contrapposizioni dialettiche
citate, siamo ricorsi alla fotografia: che tanto ritrae ciò che ci circonda (natura) quanto rivela
l’animo di chi ne coglie uno scatto (cultura). Una mostra fotografica può essere luogo d’incontro,
che accoglie e non separa, ma anzi fonde concetti e linguaggi. Il fotografo, l’opera, l’insieme di
opere e la cornice della mostra, la Società Letteraria di Verona, cioè uno dei più antichi gabinetti
di lettura d’Italia, ci sono parsi il luogo ove superare i confini e le contrapposizioni: natura,
di cui comunque l’uomo fa parte, e cultura, arte ed artigianato, industriali e contadini. Ma
anche forma e contenuto, grazie a Virginio Favale, fotografo ed artista poliedrico, che ha
saputo svelare e interpretare tutto ciò con un percorso estetico originale. Che poi è il percorso
della mostra nella Società Letteraria di Verona: essa diventa dunque, assieme a tutti i presenti,
parte integrante dell’opera, non mero contenitore ma contenuto, superando l’ultima delle
contrapposizioni.
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